Negli ultimi anni, parlare di montagna solo in termini di spopolamento non è più sufficiente. I dati più recenti raccontano una realtà più articolata, fatta di segnali contrastanti ma anche di nuove traiettorie demografiche che meritano attenzione. È da questa consapevolezza che nasce l’indagine promossa da UNCEM sui nuovi abitanti delle zone montane italiane: un questionario aperto a tutte e tutti, pensato per comprendere meglio chi si avvicina alla montagna, perché lo fa e con quali aspettative: compila QUI.

Il Rapporto Montagne Italia 2025 ha infatti messo in luce un dato che ha sorpreso molti osservatori: tra il 2019 e il 2023 le aree montane hanno registrato un saldo migratorio positivo, pari a circa 10 nuovi residenti ogni mille abitanti, invertendo una tendenza di lungo periodo. Uncem ha parlato della “carica dei 100milaâ€, un’espressione che sintetizza l’arrivo complessivo di nuove persone nei territori montani. I dati preliminari del 2024 rafforzano ulteriormente questo quadro, con oltre 34.500 residenti in più, soprattutto tra Alpi e Appennini.

Un fenomeno complesso, non una semplice “modaâ€

Questi numeri non vanno però letti in modo semplicistico. Il saldo naturale in Italia resta negativo, la popolazione invecchia e le dinamiche demografiche sono fortemente differenziate da territorio a territorio. In questo contesto, il fatto che la montagna torni ad attrarre è un segnale importante, ma non automaticamente risolutivo. Si tratta di capire chi arriva, da dove, per quanto tempo e soprattutto a quali condizioni.

Un ulteriore elemento di riflessione emerge da un’indagine IPSOS realizzata per Uncem: il 56% delle persone intervistate dichiara che vorrebbe vivere in montagna. Un dato alto, che racconta un immaginario positivo legato a questi territori – qualità della vita, ambiente, relazioni più strette, ritmi diversi – ma che pone anche una domanda cruciale: il desiderio si traduce davvero in scelte concrete e durature?

Negli ultimi anni sono aumentati i cambi di residenza da comuni di pianura o urbani verso comuni montani. In alcuni casi si tratta di ritorni, in altri di scelte nuove, spesso legate a trasformazioni del lavoro, alla diffusione del lavoro da remoto, alla ricerca di un equilibrio diverso tra vita e attività professionale. A questi fattori si intrecciano le grandi questioni del nostro tempo: la crisi climatica, il costo della vita nelle città, il bisogno di comunità più coese.

Ma quanto queste motivazioni reggono nel tempo? Quali servizi diventano decisivi per restare? E come cambiano le comunità locali quando accolgono nuovi abitanti con storie, bisogni e aspettative diverse?

Cosa fa il GAL?

Questi segnali interessano da vicino anche le valli in cui opera il GAL Escartons e Valli Valdesi. Il lavoro che il nostro GAL sta portando avanti si inserisce proprio in questo contesto, sostenendo iniziative che rafforzano l’economia locale, accompagnano la nascita di nuove imprese e migliorano le condizioni di vivibilità dei territori montani. Comprendere chi sono i nuovi residenti, quali bisogni portano con sé e quali fattori rendono una scelta di vita in montagna realmente sostenibile nel tempo è fondamentale per orientare in modo efficace le politiche di sviluppo locale.

Un esempio arriva dallo sportello GALeotte saranno le Valli, nato grazie al sostegno finanziario della Camera di Commercio di Torino, che si propone di fornire supporto all’insediamento imprenditoriale e abitativo sul territorio del GAL. Si tratta di un servizio gratuito rivolto a chiunque sia interessato a fare impresa e/o stabilirsi a vivere nelle valli comprese nel territorio del GAL.

Indagine Uncem aperta a tutte e tutti

Per rispondere a queste domande, Uncem ha lanciato una breve indagine online, rivolta sia a chi vive già in montagna sia a chi risiede altrove. Bastano pochi minuti per condividere percezioni, esperienze dirette o semplici osservazioni su un fenomeno che riguarda l’intero Paese.

L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma costruire una lettura più consapevole di una montagna-comunità che cambia, in un vero e proprio melting pot sociale, attraversato contemporaneamente dalla crisi demografica e da quella climatica. Capire questi processi è fondamentale anche per orientare politiche pubbliche, servizi e progettualità locali più aderenti alla realtà.

Partecipare all’indagine significa contribuire a un dibattito che riguarda il futuro dei territori montani e, più in generale, il modo in cui immaginiamo e costruiamo nuovi equilibri tra città e aree interne. Partecipa QUI.